LA POESIA DI QUESTO NUMERO
Novanta Pacifici o Magistrato del Numero creato nel 1555… ebbe l’arduo incarico di comporre le discordie civili, da cui la città in quell’ epoca era agitata: componevasi di novanta cittadini neutrali, ed amanti di pace… (P. Uccellini, Dizionario storico di Ravenna )
Pr avdér ad metr e’ mors a cal famì
ch’ faséva e’ bel e e’ brot qua da i nost chent
u i fo chi ch’dge “Tabech stasì a sintì
ch’ a lìò me la ripeta, dasim ment:
a manden so in cumon la signurì
di Novanta Pacèfich: breva zent
che – s’a stasì un po atent com ch’a i dlizì –
j pensa lò mo a ste… dninz a i brighent”.
E in do e do quatr i s’mitè in sdé in cumon
a fe ùrdin de’ dè cér e specèfich;
mo e’ piò bel d’tot il scrivè int l’ ucasion
ad che brot fat zuzest int e’ bunefich
d’che sgrazie ch’I l’mazè I oman d’ Raspon:
“U s’n’infot ben a nò! Nò a sen pacèfich!”
Per vedere di tenere a freno quelle famiglie
che facevano il bello ed il brutto dalle nostre parti
ci fu chi propose: “Ragazzi state a sentire
che l’ho io la ricetta, datemi retta:
eleggiamo in comune una magistratura
di Novanta Pacifici: gente retta
che – se state attenti a come li scegliete –
ci penseranno loro a stare dinanzi ai furfanti”.
E in due e due quattro si insediarono in comune
A scrivere ordini del giorno chiari e circostanziati
Ma il più bello lo stilarono in occasione
Di quel fattaccio successo nelle terre di bonifica:
quel poveraccio ucciso da gli uomini del Rasponi:
“A noi non interessa! Noi siamo pacifisti!”.
martedì 9 marzo 2010
Medicina
Dall’ università di Boston riceviamo gli ultimi esiti circa un importante studio scientifico sull’ alimentazione: un campione di cento persone è stato alimentato per un lungo periodo con una dieta a base di verdure e frutta di stagione, al contrario un secondo campione ha ricevuto una dieta a base di olive all’ ascolana, pancetta alla griglia, zampone con lenticchie e mascarpone. A metà ricerca non è stato più possibile completare lo studio in quanto non sono rimaste in vita persone del secondo gruppo. I dottori non sanno dare al momento spiegazione e sono state avanzate diverse teorie tra cui anche un possibile avvelenamento. E’ stata richiesta la consulenza di un gruppo di valenti medici italiani tra cui un noto dottore ravennate di origini napoletane – ovviamente teniamo celata la sua identità vista l’ importanza della ricerca – di cui la redazione dell’ Araldo si onora dell’ amicizia. A lui i dottori americani chiederanno una attenta analisi della ricetta per la pasta della pizza. Non appena avremo notizie le pubblicheremo immediatamente.
Dall’ università di Boston riceviamo gli ultimi esiti circa un importante studio scientifico sull’ alimentazione: un campione di cento persone è stato alimentato per un lungo periodo con una dieta a base di verdure e frutta di stagione, al contrario un secondo campione ha ricevuto una dieta a base di olive all’ ascolana, pancetta alla griglia, zampone con lenticchie e mascarpone. A metà ricerca non è stato più possibile completare lo studio in quanto non sono rimaste in vita persone del secondo gruppo. I dottori non sanno dare al momento spiegazione e sono state avanzate diverse teorie tra cui anche un possibile avvelenamento. E’ stata richiesta la consulenza di un gruppo di valenti medici italiani tra cui un noto dottore ravennate di origini napoletane – ovviamente teniamo celata la sua identità vista l’ importanza della ricerca – di cui la redazione dell’ Araldo si onora dell’ amicizia. A lui i dottori americani chiederanno una attenta analisi della ricetta per la pasta della pizza. Non appena avremo notizie le pubblicheremo immediatamente.
L’ARALDO DELLA BASSA
PERIODICO DI CRONACA, CULTURA E RINASCITA SOCIALE
Traiamo oggi spunto dallo scritto rinvenuto nello scavo di una latrina d’epoca a Lido degli Estensi nel giugno scorso per parlare di colui che sarebbe appunto l’ autore di questo breve componimento: Bartolomeo Terlizzi. In un primo tempo la pergamena è stata erroneamente attribuita alla civiltà villanoviana mentre ad un attento esame si è rivelata un appunto tardo settecentesco di carattere sportivo (1). Il Terlizzi ebbe improvvisa notorietà quando la famiglia romagnola dei Piada dall’ Onda lo pregò di produrre un componimento epico circa le origini del casato. In principio l’ opera doveva essere presentata contestualmente alla notizia del fidanzamento del piccolo principe Teseo con la duchessina Clementina De’ Borromeo ma alcuni imprevisti fecero slittare la presentazione: i Borromeo avevano infatti taciuto alcuni particolari circa lo strabismo della figlia ed una naturale gobba a sinistra che spaventarono il futuro sposo tanto da rimandare a tempo indeterminato le nozze (2). A quel punto per il giovane scrittore parve svanita per sempre l’ opportunità di raggiungere le fama e la gloria e per questo intraprese un lungo viaggio attraverso le coste africane al seguito di alcuni navigatori portoghesi; è di quel periodo “Per mari e amari”, guida ragionata sui costumi alimentari del Senegal e della futura Costa d’ avorio. Qui viene descritto per la prima volta il terribile tappo dell’ Equatore di cui si trova esauriente conferma nel giornale di bordo del Joaquim II, veloce brigantino che salpato da Lisbona nel 1768 ebbe l’ equipaggio decimato dal terribile morbo: “… esso si contrae utilizzando i cibi locali…di più di ogni altro il frutto banana, di molto gustoso al palato di noi bianchi…, mangiato in gran quantità questo si dispone di traverso allo stomaco, bloccando completamente l’ intestino di tutti noialtri.” Queste le terribili parole del capitano Don Rosalo Entasado trascritte nel giornale di bordo conservato al Museo della marineria di Valencia. Continua poi così alla pagina del ventuno aprile in un crescendo di ansia per le condizioni del suo equipaggio e terrore per l’impossibilità di contrastare l’ avanzata della terribile malattia: “…oggi è toccato al nostromo Gaston, dopo venti giorni di ostruzione è esploso con fragore,…che nostro signore abbia pietà di lui !! Per la sua coraggiosa moglie non resta che la sua pipa di schiuma …”. Il viaggio in terra d’ Africa forgiò il carattere del Terlizzi anche se il viaggiare per mare lasciò in eredità al fisico non certo di ferro una progressiva artrite alle mani che rese di anno in anno sempre più difficoltoso lo scrivere ed una fastidiosa forma di balbuzia ereditata, così dissero i marinai che lo seguivano, da un agguato di alcuni coccodrilli da cui il Terlizzi riuscì a sfuggire per un soffio. Al ritorno in patria, accolto con grande stima dalla popolazione, introdusse nella cucina dell’ alta Romagna piatti allora sconosciuti incontrando però grossi problemi per il reperimento degli ingredienti : lo stufato di ippopotamo fu riproposto con maiale e zucca ma non ebbe un gran successo, mentre per lo zampone di elefante non furono mai raggiunte le dimensioni originali malgrado l’ utilizzo di un numero indefinito di animali provenienti da una ventina di porcilaie. L’ attività di scrittore degli ultimi anni fu svolta grazie alla presenza di una cara amica, tale Carla Cappucci, che unitasi sentimentalmente al Terlizzi gli fu vicina anche come scrivano. La produzione di scritti continuava incessante malgrado l’ impossibilità fisica di utilizzare penna e calamaio e solo la pazienza e la dedizione della compagna permise la stesura di numerose opere. Per la verità permangono grossi dubbi circa l’ autenticità di tutti gli scritti visto l’ acuirsi della balbuzie e dell’ artrite del Terlizzi, ormai incapace di pronunciare più di una frase ogni venti minuti, e la mole di opere prodotte (3). Il nostro si spense serenamente nella sua villa di Lugo nella primavera del 1799.
(1) Secondo il critico Bettoni leggendo da destra a sinistra è chiara la frase “Forza Gimondi” mentre al contrario risulterebbe “W Rivera”.
(2) La mancanza di bellezza della giovane è proverbiale. Famoso il Ritratto con pipistrello in mostra agli Uffizi : senza la didascalia del pittore sarebbe impossibile distinguere l’ animale dalla giovane. ( Leggasi Le brutte son sempre brutte anche nell’ arte di G. Argan )
(3) A riguardo leggere “ Una villa a Cortina costa come due quadri di Guttuso ?! … Datemi un pennello !! “ lirica giovanile di Marta Marzotto.
PERIODICO DI CRONACA, CULTURA E RINASCITA SOCIALE
Traiamo oggi spunto dallo scritto rinvenuto nello scavo di una latrina d’epoca a Lido degli Estensi nel giugno scorso per parlare di colui che sarebbe appunto l’ autore di questo breve componimento: Bartolomeo Terlizzi. In un primo tempo la pergamena è stata erroneamente attribuita alla civiltà villanoviana mentre ad un attento esame si è rivelata un appunto tardo settecentesco di carattere sportivo (1). Il Terlizzi ebbe improvvisa notorietà quando la famiglia romagnola dei Piada dall’ Onda lo pregò di produrre un componimento epico circa le origini del casato. In principio l’ opera doveva essere presentata contestualmente alla notizia del fidanzamento del piccolo principe Teseo con la duchessina Clementina De’ Borromeo ma alcuni imprevisti fecero slittare la presentazione: i Borromeo avevano infatti taciuto alcuni particolari circa lo strabismo della figlia ed una naturale gobba a sinistra che spaventarono il futuro sposo tanto da rimandare a tempo indeterminato le nozze (2). A quel punto per il giovane scrittore parve svanita per sempre l’ opportunità di raggiungere le fama e la gloria e per questo intraprese un lungo viaggio attraverso le coste africane al seguito di alcuni navigatori portoghesi; è di quel periodo “Per mari e amari”, guida ragionata sui costumi alimentari del Senegal e della futura Costa d’ avorio. Qui viene descritto per la prima volta il terribile tappo dell’ Equatore di cui si trova esauriente conferma nel giornale di bordo del Joaquim II, veloce brigantino che salpato da Lisbona nel 1768 ebbe l’ equipaggio decimato dal terribile morbo: “… esso si contrae utilizzando i cibi locali…di più di ogni altro il frutto banana, di molto gustoso al palato di noi bianchi…, mangiato in gran quantità questo si dispone di traverso allo stomaco, bloccando completamente l’ intestino di tutti noialtri.” Queste le terribili parole del capitano Don Rosalo Entasado trascritte nel giornale di bordo conservato al Museo della marineria di Valencia. Continua poi così alla pagina del ventuno aprile in un crescendo di ansia per le condizioni del suo equipaggio e terrore per l’impossibilità di contrastare l’ avanzata della terribile malattia: “…oggi è toccato al nostromo Gaston, dopo venti giorni di ostruzione è esploso con fragore,…che nostro signore abbia pietà di lui !! Per la sua coraggiosa moglie non resta che la sua pipa di schiuma …”. Il viaggio in terra d’ Africa forgiò il carattere del Terlizzi anche se il viaggiare per mare lasciò in eredità al fisico non certo di ferro una progressiva artrite alle mani che rese di anno in anno sempre più difficoltoso lo scrivere ed una fastidiosa forma di balbuzia ereditata, così dissero i marinai che lo seguivano, da un agguato di alcuni coccodrilli da cui il Terlizzi riuscì a sfuggire per un soffio. Al ritorno in patria, accolto con grande stima dalla popolazione, introdusse nella cucina dell’ alta Romagna piatti allora sconosciuti incontrando però grossi problemi per il reperimento degli ingredienti : lo stufato di ippopotamo fu riproposto con maiale e zucca ma non ebbe un gran successo, mentre per lo zampone di elefante non furono mai raggiunte le dimensioni originali malgrado l’ utilizzo di un numero indefinito di animali provenienti da una ventina di porcilaie. L’ attività di scrittore degli ultimi anni fu svolta grazie alla presenza di una cara amica, tale Carla Cappucci, che unitasi sentimentalmente al Terlizzi gli fu vicina anche come scrivano. La produzione di scritti continuava incessante malgrado l’ impossibilità fisica di utilizzare penna e calamaio e solo la pazienza e la dedizione della compagna permise la stesura di numerose opere. Per la verità permangono grossi dubbi circa l’ autenticità di tutti gli scritti visto l’ acuirsi della balbuzie e dell’ artrite del Terlizzi, ormai incapace di pronunciare più di una frase ogni venti minuti, e la mole di opere prodotte (3). Il nostro si spense serenamente nella sua villa di Lugo nella primavera del 1799.
(1) Secondo il critico Bettoni leggendo da destra a sinistra è chiara la frase “Forza Gimondi” mentre al contrario risulterebbe “W Rivera”.
(2) La mancanza di bellezza della giovane è proverbiale. Famoso il Ritratto con pipistrello in mostra agli Uffizi : senza la didascalia del pittore sarebbe impossibile distinguere l’ animale dalla giovane. ( Leggasi Le brutte son sempre brutte anche nell’ arte di G. Argan )
(3) A riguardo leggere “ Una villa a Cortina costa come due quadri di Guttuso ?! … Datemi un pennello !! “ lirica giovanile di Marta Marzotto.
giovedì 19 febbraio 2009
Appuntamenti imperdibili!!
Il prossimo sabato pomeriggio al circolo "Arci di Pomarance " verrà proiettato un documentario sulla conquista dello spazio da parte dei gloriosi cosmonauti sovietici.Al termine tombolone gigante : primo premio statua in bronzo da 325 Kg della cagnetta Laika a grandezza naturale.
Convenzione con la cooperativa di trasporto “Ovunque ad ogni costo“ per la consegna a domicilio.
Biglietti € 5.00 cad.
INTERVENITE NUMEROSI – TORPEDONI IN PARTENZA DA LUGO , ALFONSINE E GRATTACOPPA.
Convenzione con la cooperativa di trasporto “Ovunque ad ogni costo“ per la consegna a domicilio.
Biglietti € 5.00 cad.
INTERVENITE NUMEROSI – TORPEDONI IN PARTENZA DA LUGO , ALFONSINE E GRATTACOPPA.
Teodorico u i ciapa una bota d’scleròsi

Dop a trènt èn pasa ch’l’era è guéran
Teodorico u s’èra inquaiunì
E piò d’un è preghéva è Pèdretéran
Ad fei la grazia d’tuial d’ins i pi.
Mo lo scleròtic, l’éra pez dl’infèran:
è rugéva cumpagna un can rabì
e i ghignus u s’i sgnéva int un quadéran
ch’u j apinseva e’ boia a fei sparì.
Simaco , e’ su pio fid, u s’aproruvè
a fei j oc bure a dij ch’u s’avargugnes
mo lo, imbacont, u t’è fasè acupé.
Parò i dis nench che dop u j in spiasse,
che quand ch’u j era i sgombra da magne
è vedéva la su faza da ps les.
Teodorico dà segni di arteriosclerosi.
Dopo trent’anni e oltre che era al governo
Teodorico si era rincoglionito
e più di uno pregava il Padreterno / di fare la grazia di cavarglielo dai piedi
Ma lui , sclerotico, era peggio dell’inferno :
ringhiava come un cane rabbioso
e gli antipatici se li annotava in un quaderno
che poi ci pensava il boia a farli scomparire.
Simaco, suo uomo di fiducia, provò
a fargli gli occhiacci e a dirgli che si vergognasse
ma lui, per ripicca , lo fece sopprimere. /
Però dicono anche che poi gliene dispiacesse,
perché quando c’erano gli sgombri per pranzo
vedeva la sua faccia da pesce lesso.
Teodorico u s’èra inquaiunì
E piò d’un è preghéva è Pèdretéran
Ad fei la grazia d’tuial d’ins i pi.
Mo lo scleròtic, l’éra pez dl’infèran:
è rugéva cumpagna un can rabì
e i ghignus u s’i sgnéva int un quadéran
ch’u j apinseva e’ boia a fei sparì.
Simaco , e’ su pio fid, u s’aproruvè
a fei j oc bure a dij ch’u s’avargugnes
mo lo, imbacont, u t’è fasè acupé.
Parò i dis nench che dop u j in spiasse,
che quand ch’u j era i sgombra da magne
è vedéva la su faza da ps les.
Teodorico dà segni di arteriosclerosi.
Dopo trent’anni e oltre che era al governo
Teodorico si era rincoglionito
e più di uno pregava il Padreterno / di fare la grazia di cavarglielo dai piedi
Ma lui , sclerotico, era peggio dell’inferno :
ringhiava come un cane rabbioso
e gli antipatici se li annotava in un quaderno
che poi ci pensava il boia a farli scomparire.
Simaco, suo uomo di fiducia, provò
a fargli gli occhiacci e a dirgli che si vergognasse
ma lui, per ripicca , lo fece sopprimere. /
Però dicono anche che poi gliene dispiacesse,
perché quando c’erano gli sgombri per pranzo
vedeva la sua faccia da pesce lesso.
venerdì 13 febbraio 2009
Interpretiamo i sogni … diamo i numeri !!!
RAPINARE:
- Una vecchietta con i sacchetti della spesa - Amiamo le cose semplici : 48
- Il caveau della banca con candelotti di TNT - Siamo spregiudicati : 59
- Una casa - Arrivo di un parente : 15
CAPRIOLO:
- Allattato - Bisogno d’affetto : 6
- Che ruzzola dalla montagna – vivete un momento di insicurezza : 83
- Puzzolente – Siete concreti : 25
Da questo numero del nostro periodico - che torna in circolazione dopo molto tempo - è nostra intenzione dare voce a quegli eroi minori di casa nostra, che hanno fatto la storia “nelle seconde linee “, ma senza i quali anche le grandi gesta non sarebbero state possibili.
Non certo per citare la famosa scuola filosofica di Rich Van Hallen del “meglio in mezzo alle palle che da nessuna parte”, ma evidenziando fatti, eventi che hanno assoluta rilevanza.
Il primo illustre personaggio di cui vogliamo trattare è un certo Teseo Rimbaldi Rasponi da Tredozio
( Tredozio 1471 - ? ).
In breve il nostro, dopo una delusione amorosa – pare che la sua ganza a seguito di una certa “mancanza” fosse fuggita in una casa di tolleranza londinese lasciandogli un biglietto in cui spiegava di aver ricevuto notizie sul fatto che le palle del Principe di Galles fossero a quadretti come l’omonimo tessuto – fu colto da una grossa crisi esistenziale.
Vendute le proprie cose ricavandone quasi un cazzo si imbarcò su un piccolo veliero di un mastro vetraio fermo a Porto Corsini per riparare l’albero maestro.
Ricomparso misteriosamente a Marsiglia e persi per l’ennesima volta i suoi averi in una bisca (Si legga la celebre novella di Richard Platini “ Il dado in culo “, efficace spaccato sul mondo delle bische clandestine nei bassifondi francesi), si imbarca su una nave spagnola – la S. Cristobal – diventando in breve tempo un beniamino del porto di Barcellona per le colossali mangiate di paella e le memorabili gare di rutti contro il campione locale Pedrito. A tal proposito dà alle stampe la sua opera omnia “Corrida de cuerpo“ Madrid 1490 Editore Banderillas, in cui illustra i lati negativi dell’alimentazione spagnola.
Teseo diventa in breve tempo un autore del buon bere e del buon mangiare, guadagnando sempre più fama e gloria grazie anche al suo ristorante “ El Calamaro Rojo “, messo su grazie alle cospicue donazioni di donna Flor Gonzales Arrojo , benestante nobildonna non sposata, della cui bruttezza il Rasponi si lamenta spesso nelle lettere al cugino Osvaldo Guerrini di Campiano .
Il carteggio completo conservato presso la biblioteca Classense fu trafugato durante l’ultima guerra, ricomparso poi sulle bancarelle di un mercatino di Borello nei primi anni ’70, è ora in contenzioso tra il Paul Getty Museum e lo stato italiano.
El calamaro Rojo diventa in breve tempo il ristorante degli armatori e comandanti dei bastimenti che stazionano al porto di Barcellona, comprese le navi da guerra, sempre più numerose visto il crescente potere politico e militare della Spagna.
Per vicende a noi sconosciute diventa intimo del Commodoro Manuel Garzia Gonzales Paco de Lucia che lo introduce addirittura a Corte.
Qui prepara i rinfreschi per le nipotine della Regina Isabella di cui fornisce un preciso ritratto nel già citato scambio epistolare col cugino Guerrini: “ Ella ha fatto della testa del consorte un così florido fiorir di corna che al solo avvicinarvisi si resta impigliati “.
A questo punto entra in gioco un petulante genovese di nome Cristoforo Colombo che da tempo bussa alle porte della corona spagnola per ottenere una o due golette ed una cinquantina di ergastolani con l’idea di fare un giro in barca oltre le isole Canarie. Non riuscendo ad ottenere nulla più di qualche promessa il ligure cerca alleati a corte e trova nel nostro romagnolo un insperato alleato se non altro per affinità di lingua.
Come ricostruito dallo studioso lughese Ercole Zattoni famoso fra l’altro per il suo “ Compendio della Civiltà Contadina ad uso degli studiosi onde evitare di pestare le merdone di vacca e farsi pinzare dai tafani “ Cesena 1795, il fervido romagnolo avrebbe offerto una valida occasione al Colombo dopo il capodanno del 1491. Riconosciute infatti le culotte della “troja regina“ all’interno della carrozza del marchese Vanito Rodrigez Puentes Felipe Vinicious de Moraes, consigliò infatti al genovese di insistere, durante l’ultimo colloquio con la sovrana, sulla descrizione di un particolare ricamo della lingeriè regale.
In questo caso non possiamo dire con certezza quale sia il labile confine fra realtà e leggenda, fatto sta che – come tutti sappiamo – le caravelle furono ottenute così come una ciurma di tutto rispetto.
Dopo il secondo viaggio di Colombo, Teseo Rasponi ricevette come ringraziamento una cospicua somma con la quale lasciò per sempre Barcellona trasferendosi alla corte di Francia dove se ne perdono le tracce quasi subito salvo poi ritrovare presso l’ippodromo di Parigi una scuderia guidata dal marchese Tesè Rimbold il cui miglior cavallo fu per anni un certo “ Cagnazz “.
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